Editoriale e Recensione del Film "Ben-Hur" | Scarica il Magazine con Foto

Editoriale/Recensione [Scarica il Magazine] di "Ben-Hur"

Quando fu pubblicato nel 1959, il New York Times diede a Ben-Hur di William Wyler una brillante recensione dichiarandola "di gran lunga la più commovente epopea della narrativa biblica". Un riconoscimento ampiamente meritato. Ben-Hur era e rimane probabilmente un intoccabile tra i classici del Grande Schermo una cosa enorme, piena di lussuriose, iconiche esibizioni e sfarzi sontuosi. L'ultimo sussulto dell'istituzione Cinematografica che ha gettato le basi in un progetto realizzato nell'oscurità ma che ha con la sua imponente Luce cambiato le sorti della Settima Arte. Ancora oggi il Film riesce a catturare con la sua Potenza l'attenzione di tutti. Ben-Hur sarà sempre ricordato anche per la sua corsa con i carri, un'incredibile impresa di acrobazie su vasta scala messa in scena dal regista della seconda unità Yakima Canutt. Inoltre il Film si è fatto notare per la cinematografia di Robert Surtee e la sua impareggiabile colonna sonora di Miklos Rosza, spettacolare anche la direzione artistica di Edward C. Carfagno e l'impeccabile costume di Elizabeth Haffenden. E poi, naturalmente, c'è "il tocco di William Wyler".

William Wyler era già uno dei più rispettati ed eclettici registi di Hollywood quando ha accettato di dirigere Ben-Hur. Mentre Wyler aveva fatto drammi (The Letter, Mrs. Miniver), western (Il grande paese), commedie (Vacanze romane, Come rubare un milione) e, più tardi, anche un musical (Funny Girl) - Ben-Hur sarebbe stato il suo Epico Capolavoro. "Volevo vedere se potevo fare una foto di Cecil B. DeMille" riflettè Wyler in seguito. Eppure, questo imponente risultato non imita la riverenza di DeMille per la narrazione biblica. Infatti, osservando Ben-Hur oggi uno è costantemente colpito dalla sua cadenza contemporanea. Le scene si muovono, ma nulla appare affrettato o estratto. Il dramma è un ottimo ritmo e viene suonato abilmente. In retrospettiva, il tempo non è rimasto fermo per Ben-Hur tanto quanto Ben-Hur ha gestito il colpo di vero talento artistico, vale a dire, al passo con i tempi.

William Wyler era affascinato dalla prospettiva di fare qualcosa di nuovo all'interno delle convenzioni epiche bibliche. Negli anni '50 altri registi pluripremiati avevano approfondito l'antichità; alcuni - come Mervyn LeRoy (Quo Vadis) con grande successo - altri (The Land of the Pharohs di Howard Hawks) ma non così tanto. Eppure l'approccio per resuscitare antiche civiltà era sempre lo stesso, tableau statico che soccombe alla cinematica. Molto spesso i puristi e gli studiosi religiosi sono stati lasciati a tremare e / o grattarsi la testa. Perchè, anche se Hollywood si è divertita a ottenere il periodo giusto decennio per decennio - fino all'ultima foglia di alloro ricamata su una veste di stato cesareo con l'equilibrio dell'azione, la stessa vita del soggetto, era insolitamente assente.

Ben-Hur il FILM. Ben-Hur è un film statunitense colossal del 1959 diretto da William Wyler ed uno dei più grandi e premiati successi della storia del cinema, con Charlton Heston nel ruolo del protagonista. E' ispirato all'omonimo romanzo del generale Lew Wallace, da cui erano già stati tratti due film, uno del 1907 e l'altro del 1925, divenuti punti di riferimento del cinema muto. Narra la storia del principe ebreo Judah Ben-Hur (in italiano detto Giuda), tradito dal suo vecchio amico d'infanzia, il tribuno romano Messala. Ben-Hur troverà la sua vendetta in occasione della grandiosa corsa delle quadrighe al Circo di Gerusalemme, una delle più spettacolari scene d'azione della storia del cinema.

Il sottotitolo del film, A Tale of the Christ ovvero "Un racconto del Cristo", è dovuto al fatto che tutta la vicenda si svolge al tempo e nei luoghi in cui si consuma la storia di Gesù Cristo, che, interpretato da Claude Heater, compare tre volte senza mai essere mostrato in volto. Venne presentato fuori concorso al Festival di Cannes 1960. Il film venne premiato con il maggior numero di Oscar, ben 11, ed ha mantenuto tale record in solitaria per 38 anni, fino all'uscita di Titanic nel 1997, e nuovamente eguagliato nel 2003 da Il Signore degli anelli - Il ritorno del Re. Nel 1998 l'American Film Institute l'ha inserito al settantaduesimo posto della classifica dei migliori cento film statunitensi di tutti i tempi, mentre dieci anni dopo, nella lista aggiornata, è sceso al centesimo posto

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36° Torino Film Festival 2018 : Recensione del Film "La nuit a dèvorè le monde"

Recensione del Film "La nuit a dèvorè le monde"

Nella sezione Festa Mobile/Torino Film Lab del 36° Torino Film Festival, il punto di vista del Regista Francese Dominique Rocher, sulla fine della civiltà umana a Parigi, per colpa di un virus. La mattina dopo una festa, un giovane uomo si sveglia per trovare Parigi invasa dagli zombi.

Questo promettente Film mette in discussione la paura dell'altro e l'isolamento in cui blocchiamo una tale postura nella quale non ci piace riconoscerci. In questo caso, gli altri sono zombi. Certo, aiuta a identificarsi. Svegliandosi stamattina in questo appartamento dove il giorno prima della festa si stava battendo appieno Sam deve affrontare i fatti : I morti viventi hanno invaso le strade di Parigi. Terrorizzato, dovrà proteggersi e organizzarsi per continuare a vivere. Ma Sam è davvero l'unico sopravvissuto?

Tutta l'intelligenza dell'adattamento dell'omonimo romanzo di Pit Agarmen sta benissimo nell'osservazione di quest'uomo costretto a nascondersi per sopravvivere. Incarnato da Anders Danielsen Lie, questo attore di origine norvegese visto soprattutto ad Oslo il 31 Agosto e Personal Shopper, Sam è un ragazzo di cui non sappiamo molto. Dalla scena iniziale, prima dell'invasione dei non morti, la sua eccellente recitazione ci permette di vedere in questo individuo qualcuno fondamentalmente solo. Il lavoro dello scenario è quindi quello di giocare sui limiti psicologici dell'isolamento di un uomo che, quando ha avuto la scelta, ha preferito essere solo. L'orribile Corollario è in definitiva solo un argomento per elaborare una pura analisi psicoanalitica. Le poche scene girate all'esterno permettono ancora ai parigini di sentirsi particolarmente preoccupati per questa porta chiusa nel cuore di un edificio haussmaniano. E' ovvio che la scelta della città non è banale, poichè la necessità di isolarsi, per paura della potenziale aggressività degli altri abitanti delle città, non è qualcosa di specifico per una finzione post-apocalittica. Lo studio del comportamento di questo uomo isolato di fronte a un esercito di Zombi è anche l'allegoria dello stile di vita urbano in ciò che lo ha maggiormente alienato. In ogni caso, siamo lontani dal classico schema americano, come ci insegnò Romero, in cui sarebbe la figura dello zombi che sarebbe un'allegoria dell'alienazione della società e che avrebbe portato il suo antieroe a andare in un'avventura affrontandoli, sia da soli - come se fossi una leggenda - o, più comunemente, con altri personaggi più stereotipati di lui - secondo un modello ora specifico di The Walking Dead.

Questa nuova data nel revival del cinema di genere fatto in Francia è quindi prima di tutto un Film d'autore intelligente ma anche e soprattutto una performance recitativa notevole. E' certo che per alimentare una storia che consiste principalmente nel seguire un singolo uomo, è meglio che questo sia convincente. Anders Danielsen Lie offre una prestazione affascinante dall'inizio alla fine. Una delle altre buone idee di adattamento è quella di aver trasformato ciò che era, nel libro, uno scrittore in un musicista. Gli schizzi musicali che Rocher ha sviluppato, immaginando come Sam avrebbe rotto il silenzio, che qui appare come la rappresentazione di ciò che la noia può essere mortale, sono di una pazza inventiva e trasformano anche temporaneamente questo fantastico Film in commedia pura. Dal momento che Sam non è veramente solo, le esibizioni di Denis Lavant e Golshifteh Farahani sono all'altezza del talento di questi due eccellenti interpreti sempre pieni di sorprese. I reperti sono cumulativi, uno dopo l'altro, e rendono questo lungometraggio uno straordinario oggetto Filmico. Una bella sorpresa, lontano da tutto ciò che abbiamo già visto un Film venduto per i suoi fantasmi.

Editoriale del FILM : "La nuit a dèvorè le monde"

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36° Torino Film Festival 2018 | "La nuit a dèvorè le monde"



TOHorror XVIII - Il Programma Completo [10-14 Ottobre]

Torino Horror FILM Festival 18ma Edizione

Il TOHORROR FILM FEST è lieto di annunciare il programma della sua 18ma edizione, prevista dal 10 al 14 Ottobre al Cinema Massimo e al Blah Blah Cineclub di Torino. Di seguito il comunicato ufficiale, e in allegato la cartella stampa completa in .doc e .pdf, il poster del festival e una PhotoGallery.

Il TOHorror Film Fest giunge alla sua 18° edizione proseguendo quel cammino evolutivo che lo ha caratterizzato fin dagli albori. Un cammino che, pur avendo come bussola il cinema horror e l'immaginario fantastico, non teme di deviare in altri territori. Il festival arriva così nel 2018 con la voglia di rimettersi in gioco ancora una volta e ampliare ulteriormente gli orizzonti, portando con sè novità importanti e il desiderio sempre vivo di essere un evento eterogeneo, multiforme, rivolto a chiunque. Cinema di genere, sì. Ma anche tanto altro, e il programma di quest'anno viaggia in direzione di una varietà di proposte e discipline artistiche che possa comporre un quadro in grado di fornire svago, spazi di confronto e riflessione, chiavi di lettura della realtà contemporanea, senza attenersi a un range ristretto di forme espressive facilmente catalogabili. Uno sguardo a tutto tondo, attivo e alternativo, ben rappresentato dalla sezione lungometraggi di quest'anno, i cui film (in concorso e fuori concorso) disegnano una mappa geografica, culturale e sociale che passa dal Messico all'Iran, dalla Francia all'Australia, dal Giappone a Cuba e oltre, scandagliando luoghi, costumi, conflitti, scuole di pensiero, situazioni politiche, stati delle cose.

La sezione Fuori Concorso si apre con il vincitore della scorsa Quinzaine des Rèalisateurs: "Climax" di Gaspar Noè, uno dei registi più visionari e divisivi degli ultimi anni, capace di creare scandalo (come nel caso di "Irrèversible", con Monica Bellucci e Vincent Cassel) quanto di proporsi al pubblico con uno stile personale e sempre riconoscibile. Al suo fianco, "Dog" di Samuel Benchetrit, commedia nera già a Locarno 70, lontana parente del "Dogman" di Garrone, con Vanessa Paradis e un formidabile Vincent Macaigne. Ci sarà poi "Laissez Bronzer les Cadavres" della coppia (nell'arte e nella vita) Hèlène Cattet & Bruno Forzani, folle pulp psichedelico tratto da un romanzo di Jean-Patrick Manchette, forte dei passaggi a Locarno e Toronto. Dal Sundance 2018 arriva invece "Summer of 84", del trio di registi canadesi RKSS, che fra thriller e racconto di formazione rispolvera le atmosfere anni '80 ibridando "Stranger Things" e Hitchcock. Chiude il cartellone "Housewife", il nuovo film di Can Evrenol, giovane regista turco divenuto di diritto con il precedente "Baskin" una delle più belle rivelazioni dell'horror contemporaneo, e che qui conferma l'influenza diretta del cinema di genere italiano già dichiarata nell'opera prima.

I lungometraggi in concorso saranno otto (di cui sette in anteprima italiana). Sette i paesi rappresentati, per un giro intorno al mondo a partire dall'Iran di "Pig", nuova fatica di Mani Haghighi (regista di "A Dragon Arrives!"), che sbarca al TOHorror dopo essere stato in concorso al 68° Festival di Berlino. Un film che riflette con ironia sulla libertà creativa e sull'attuale situazione politica Iraniana, e che fra teste mozzate e registi bloccati dal governo lancia un chiaro messaggio anti-censura. Si va quindi in Messico con "Tigers Are Not Afraid" di Issa Lòpez, uno sguardo lucido sulle problematiche sociali messicane, rilette in chiave di fiaba oscura. Un'opera forte e commovente, che ha stregato Stephen King e il premio Oscar Guillermo del Toro. Produzione inglese ma ambientazione rigorosamente cubana per "Is That You?", formidabile esordio di Rudy Riveròn Sanchez che, senza essere derivativo, si apparenta naturalmente alle raggelanti ricognizioni nel male quotidiano di autori come Haneke e Lanthimos. Il cinghiale gigante di "Boar" di Chris Sun arriva invece dall'Australia, portandosi appresso Bill Moseley (attore feticcio di Rob Zombie) e tutto l'amore per un cinema horror onesto e viscerale oggi quasi estinto, tra franchise infiniti e sterili escamotage per spaventare lo spettatore. Altro esordio per "Dhogs" di Andrès Goteira, film girato tutto in galiziano che, tematicamente e strutturalmente, si piazza dalle parti del capolavoro di Carax "Holy Motors". Infine gli Stati Uniti, con due film diversissimi ma entrambi capaci di leggere il cuore del paese: "Derelicts" di Brett Glassberg, delirante scorribanda pop che rinnova il genere dell'home invasion, e "St. Agatha", dell'esperto Darren Lynn Bousman, già all'opera con molti episodi della saga "Saw"; un film che dietro l'aspetto thriller-horror parla di maternità, di libertà di scelta, di indipendenza femminile, riallacciandosi a uno dei temi più discussi e spinosi del nostro contemporaneo. Infine, la prossima settimana sarà annunciato il film a sorpresa di quest'anno: un'opera che da inizio 2018 ha girato con successo dozzine di festival in tutto il mondo, diventando di fatto un caso, e che in patria, laggiù nell'estremo oriente, sta sbancando il botteghino. Ancora un po' di pazienza.

Si muove nella stessa direzione dei lungometraggi la sezione cortometraggi, dove una nutrita compagine di giovani autori italiani sfila accanto a registi internazionali in grado non solo di fornire con i propri lavori un termometro della salute cinematografica oggigiorno, ma anche di confermare quanto l'immaginario fantastico sia ancora uno degli strumenti più adatti per misurarsi con l'attualità. In prima linea "Birthday" di Alberto Viavattene (già collaboratore di Paolo Sorrentino), opera nata anche grazie al supporto di Film Commission Torino Piemonte e che vede nel cast Roxane Duran ("Il nastro bianco") e Sydne Rome. Accanto a lui, la bandiera nazionale può contare anche (ma non solo) su "Twinky Doo's Magic World", prodotto dal digital studio I Licaoni, con Guglielmo Favilla, attore già visto in "Tutti i soldi del mondo" di Ridley Scott. Oltre alle produzioni nostrane, in competizione ci saranno film provenienti da Portogallo, Israele, Finlandia, Spagna, Germania, Irlanda, Francia, Belgio, Messico. Fra i titoli made in USA ci sarà Pipe di Max Isaacson, storia post-apocalittica che si avvale della prova di Zoe Bell e Tracie Thoms, due delle eroine spericolate di "A prova di morte" di Quentin Tarantino; mentre dall'Australia arriva Avulsion di Steve Boyle, maestro di effetti speciali e make-up, collaboratore fisso dei fratelli Spierig ("Predestination"; "Daybreakers").

Infine, la sezione animazioni: un giro di giostra fra le tecniche e gli umori più diversi, a riprova (semmai ce ne fosse bisogno) di quanto il cinema d'animazione sia uno dei media più maturi, creativi e liberi di questi tempi. Lo dimostra ad esempio "Framed" di Marco Jemolo, stop motion vincitore (fra gli altri) di due premi allo scorso gLocal Film Festival di Torino e menzione speciale al FIPILI Horror Festival 2018. Accanto a lui, i robot umanoidi di Donato Sansone ("Robhot"), fresco della regia dell'ultimo videoclip dei Subsonica; le stelle del muto rilette in chiave surreale di "Edge of Alchemy", di Stacey Steers; le atmosfere alla Tim Burton di "The Death, Dad & Son", di Denis Walgenwitz e Winshluss. Altrettanto folto e vario il cartellone offscreen. Al Blah Blah Cineclub saranno numerosi gli incontri dedicati alla letteratura, affiancati da focus dedicati ai fumetti, ai videogames, alla musica, alle professioni del cinema e molto altro, per un programma che forse mai come in questa edizione del festival avrà l'obiettivo di tracciare percorsi dentro e attorno i campi più disparati della cultura e dell'intrattenimento.

Si tratta della 18ma Edizione del Torino Horror International Film Festival. ... Scarica il Comunicato Stampa […]

TOHorror Film Festival | Animazione "Edge of Alchemy"

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TOHorror Film Festival | Animazione "Framed"

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TOHorror Film Festival | Animazione "Cogas"

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TOHorror Film Festival | Film In Concorso "St Agatha"

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TOHorror Film Festival | In Concorso "Tigers Are not Afraid"

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TOHorror Film Festival | ShortFilm "Birthday"

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TOHorror Film Festival | ShortFilm "Avulsion"

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TOHorror Film Festival | Fuori Concorso "Summer Of 84"

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XVIII Edizione del Horror International Film Festival



Recensione del Film "Agnus Dei" | Scuola di Cinema sul SET

Recensione del Film "Agnus Dei"

Nel dicembre del 1945 una giovane francese appartenente alla Croce Rossa e studentessa di medicina, Mathilde Beaulieu, viene inviata in Polonia come componente di una missione medica per assistere i sopravvissuti francesi della guerra. In un vicino convento una suora esce furtivamente in cerca di aiuto medico e entra in contatto con Mathilde. La stessa Mathilde incapace di capire quello che le sta dicendo la suora le consiglia di recarsi alla croce rossa polacca, liquidandola frettolosamente. Ore più tardi, dopo aver terminato la sua opera di assistenza in un intervento chirurgico, Mathilde vede la suora fuori il capanno inginocchiata nella neve in preghiera. Mathilde decide quindi di andare con la suora al suo convento, dove le viene mostrata una giovane consorella in preda ai dolori di travaglio. Rendendosi conto che è un parto podalico Mathilde esegue con successo un cesareo d'emergenza. Suor Maria, una suora bilingue, che è in grado di comunicare con Mathilde in francese, la informa che ci sono un totale di sette suore in stato interessante dopo essere state violentate da soldati sovietici più volte nell'arco di diversi giorni.

Mathilde aiuta quindi le altre sei sorelle a generare, coadiuvata in un secondo momento dal superiore-amante Gaspard, a dispetto di tutti i pericoli cui va incontro. Tra dubbi di fede, terrore di nuovi attacchi dall'esterno e orrore dei fantasmi del passato con cui scendere a patti, il clima sembrerebbe tornare a distendersi tra le sorelle. Finchè un giorno non emerge un'amara verità: la madre superiora non ha mai dato nessun bimbo nato in adozione, ma, per evitare lo scandalo, ne ha abbandonato due al limitare di un bosco affidandoli alla provvidenza. Una volta smascherato l'inganno, Maria assurge al ruolo di leader, e Mathilde, prima di partire con la Croce Rossa alla volta di Berlino, ha l'intuizione di affidare gli orfani del paese alle suore. Così facendo, saranno in grado di coprire le nascite e rendersi contemporaneamente utili.

PRODUZIONE
Il film è una produzione franco-polacco-belga, ed è realizzato con la collaborazione del Polish Film Institute. è stato quasi interamente girato tra Gennaio e Febbraio del 2015 nella regione polacca della Varmia, e presentato al Sundance Film Festival esattamente un anno dopo. In alcuni stati, Italia compresa, il titolo originale "Le innocenti" è stato cambiato in "Agnus Dei".

Si tratta di una Storia vera di fede e violenza. La regista Anne Fontaine presenta la vicenda di 25 religiose stuprate dai soldati russi nel '45. ... da una Recensione by Internet Movies […]

Editoriale e Recensione del Film "Agnus Dei"

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Recensione del Film "Blade Runner 2049" | Scuola di Cinema sul SET

Recensione del Film "Blade Runner 2049"

Troppo presto per considerarlo un Capolavoro. Resta comunque un raffinato cocktail di tempi filmici, micromovimenti e antropologie alla Stanley Kubrick. Immagini e ambienti surreali di taglio Felliniano. Denis Villeneuve ha dimostrato per l'ennesima volta di essere un Regista dotato di grandissima cultura Artisitca, Umanistica e Cinematografica. Premessa by Massimo Steri

"Blade Runner 2049", esteticamente raffinato, è il degno sequel del cult del 1982. Simile e diverso dalla pellicola di Scott, la cui forza emozionale, profondità e carattere innovativo restano ineguagliabili e insuperabili, il film si mostra organico, con una propria identità, ricco e potente e complementare al predecessore. Il FILM "Blade Runner 2049" è ambizioso, affascinante, attraversato com'è da una sottile, malinconica solitudine esistenziale, generata dalla consapevolezza dell'impossibilità di poter esprimere tutto ciò che si vorrebbe, a prescindere dai dettami della propria natura, umana o replicante che sia. La trama noir si sovrappone ai tanti interrogativi su identità e umanità che stanno al centro del racconto. Le questioni tematiche e filosofiche sono qui un aspetto centrale. L'idea di base è vincente, ma lo script rivela pochezza di fondo nel trattamento tematico o nella fragilità di certi dialoghi, risultando spesso poco convincente o inconcludente.

Per quanto si voglia cercare delle soluzioni o delle risposte nel futuro, la verità risiede sempre altrove, forse in noi, forse da nessuna parte. Recensione by MyMovies […]

Editoriale e Recensione del Film "Blade Runner 2049"

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Editoriale e Recensione del Film "Blade Runner 2049"

Direttori Artistici e Didattici del Centro di Formazione Cinematografico Nazionale
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Duccio Camerini è un autodidatta, ha iniziato a fare teatro come attore, lavorando con Giancarlo Sepe, Gabriele Lavia, Antonio Calenda, e in cinema come assistente di Mario Monicelli. Nel 1987 comincia a scrivere testi e opere per il teatro ed a metterli in scena. […]
Duccio Camerini
Direttore Artistico della Scuola di RECITAZIONE
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Mario Parruccini è un Regista, Sceneggiatore e Montatore. Lavora nel mondo dello spettacolo dal 1995. Si occupa di produzione video professionale dal 2002 vivendo fra Roma e New york e lavorando come regista, montatore, operatore video, vfx e 3d artist. […]
Mario Parruccini
Direttore Artistico della Scuola di FilmMaker
Gallerie dai SET del Centro di Formazione Cinematografico NAZIONALE di ROMA
Centro di Formazione Cinematografico NAZIONALE
"Luci Bianche"
Sul SET di "Luci Bianche"
Centro di Formazione Cinematografico NAZIONALE
"Saturn System"
Short FILM "Saturn System"
Centro di Formazione Cinematografico NAZIONALE
"Inside KBO"
FILM "Dentro la Fascia di Kuiper"
Centro di Formazione Cinematografico NAZIONALE
"Napoleone"
Sul SET del ShortMovie "Napoleone"